27 Giugno 2024
27/06/2024 Meteo, Coldiretti Mantova: maltempo colpisce produzioni e ritarda operazioni in campo

𝐌𝐞𝐭𝐞𝐨, 𝐂𝐨𝐥𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐌𝐚𝐧𝐭𝐨𝐯𝐚: 𝐦𝐚𝐥𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐫𝐢𝐭𝐚𝐫𝐝𝐚 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐨

Ad andare indietro con la memoria, solo il bimestre maggio-giugno 2014 si è avvicinato alla piovosità di quest’anno, ma all’epoca la primavera aveva consentito di entrare in campo e non aveva riservato sorprese, ricorda Coldiretti Mantova. Il 2024 sarà molto probabilmente ricordato come uno degli anni più infausti per l’agricoltura mantovana e i primi bilanci dei raccolti che Coldiretti è riuscita a fare con i propri associati sembrano confermarlo. È ancora prematuro avanzare delle stime, ma l’impatto sulla plv agricola del 2023-24 potrebbe pesare per diversi milioni di euro.

“Il raccolto di orzo è stato piuttosto scadente, con produzioni intorno ai 40-50 quintali a ettaro, contro una media in condizioni meteo normali intorno ai 60-70 quintali – commenta Fabio Perini, presidente di Coldiretti Curtatone -. A questo si aggiunge il peso specifico leggero, che influisce sulla qualità”.

Operazioni in campo rallentate e a macchia di leopardo, con ritardi sulla raccolta del frumento di una decina di giorni rispetto alla media degli ultimi anni. E con l’eccesso di precipitazioni in alcuni casi si sono sviluppate malattie fungine che potrebbero anche portare a un declassamento della qualità dei cereali. “Una volta stabilizzato il meteo saremo pronti a raccogliere il frumento, ma ci attendiamo per il 90% del raccolto produzioni scarse, con una qualità bassa, tanto che non è escluso che i parametri standard vengano corretti per evitare il declassamento dall’uso alimentare a quello zootecnico”, afferma Giovanni Gorni, agricoltore di Rivarolo Mantovano, neo eletto presidente dell’Associazione regionale dei Consorzi di Difesa della Lombardia.

I terreni bagnati, pesanti, in alcuni casi sommersi dall’acqua hanno rallentato notevolmente le operazioni di semina del mais e della soia, costringendo gli agricoltori a rivedere in corsa, ove possibile, i piani colturali. E si è scatenata, in particolare nelle aree del Casalasco e del Cremonese (ma con riflessi che ricadono su un’area più ampia), la “caccia” alle sementi con ciclo colturale di accrescimento più breve. In ogni caso, precisa Gorni, “le rese in campo di colture a più rapido accrescimento sono sistematicamente inferiori e le ripercussioni si avranno in sede di bilancio”.

Kristian Minelli, allevatore di San Benedetto Po e vicepresidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, parla di una “stagione completamente anomala sia per le temperature che per una piovosità fuori da qualsiasi schema”. Le ripercussioni si sono fatte sentire anche sui medicai, “in grande affanno, specialmente quelli di primo impianto, in buona parte morti per asfissia radicale”. Ad oggi, stima Minelli, “abbiamo sicuramente perso un taglio su cinque sui vecchi impianti, mentre sui nuovi erbai si deve dire addio a due quinti della produzione, per non parlare della scarsa qualità dei foraggi, con una percentuale di graminacee superiore rispetto all’erba medica”. Uno scenario che preoccupa i produttori di latte dell’area del Parmigiano Reggiano, vincolati ad un impiego di foraggi all’interno del comprensorio produttivo, tenuto anche conto che solo qualche settimana fa nelle aree appenniniche la neve ha coperto produzioni foraggere già pronte ad essere raccolte, compromettendone pesantemente quantitativi e qualità.

Decisamente sottotono anche la campagna ortofrutticola del melone e del cocomero, con consumi fortemente influenzati dagli sbalzi termici che frenano la domanda e, di conseguenza, i prezzi. Riccardo Gorzoni, direttore della più importante Op del territorio (Semide Ortofruit) parla di “alti e bassi nella commercializzazione a causa delle condizioni climatiche altalenanti”, ma al contempo di “meloni di ottima qualità, grazie a giornate non eccessivamente calde e ad una escursione termica notturna ottimale”, che assicurano sapidità di gusto e dolcezza del frutto. Anche per il cocomero trend legati al meteo, ma qualità elevata.

Il meteo inclemente della primavera-estate 2024 sta penalizzando anche le produzioni di pere. “La produzione nel Sermidese si prevede non altissima per la varietà Abate, con costi di produzione elevati – commenta Andrea Costa, referente di zona per Coldiretti Mantova – mentre per la William ad oggi si prospetta una produzione in linea con le medie degli ultimi anni. Discorso diverso a Ostiglia, dove grandinate e trombe d’aria hanno compromesso maggiormente la frutticoltura”. Uno scenario che, aggravato purtroppo dalle fitopatie e da prezzi di mercato non sempre remunerativi, spinge gli agricoltori a proseguire con gli espianti dei peri.

Anche il pomodoro da industria, ancora esposto all’incertezza del prezzo di riferimento non ancora definito dalle parti, si profila una stagione con più di un grattacapo. “Lo scorso hanno l’intera produzione di pomodoro è stata distrutta dalla grandine, quest’anno le precipitazioni prolungate hanno allungato i tempi dei trapianti, tanto che siamo ancora in attesa di ultimare le operazioni in campo sugli ultimi 12 ettari dei 42 totali che abbiamo a pomodoro – lamenta Marco Comencini, allevatore di Cerlongo di Goito -. Il terreno è pronto, ma non riusciamo a entrare, anche ieri abbiamo registrato 86 millimetri di pioggia, e per terminare i trapianti abbiamo bisogno di almeno tre o quattro giorni di lavoro. E le incertezze si prolungheranno anche in autunno, nella speranza di riuscire a raccogliere senza altri incidenti di percorso sul fronte meteo-climatico”.

Nell’area di Marcaria e Ospitaletto non cambia il tono negativo. “In stagioni buone le produzioni di pomodoro precoce hanno toccato anche i 1.000-1.200 quintali per ettaro – dice Guido Cecchin, in ricognizione nei campi insieme al tecnico Giuseppe Carpi -. Quest’anno potremmo non superare i 400-500 quintali”.

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