“Con il primato europeo per il valore aggiunto in agricoltura, grazie a filiere efficienti e produzioni certificate, dovremmo guardare al 2026 con ottimismo. Eppure, gli attuali scenari di mercato, in particolare sul fronte zootecnico, ci invitano alla prudenza”. Il presidente di Coldiretti Mantova, Fabio Mantovani, non perde la calma, ma invita a riflettere su un quadro che ad oggi appare molto complesso, fra prezzi del latte in forte calo, pressioni sui ristalli di bovini da carne, incognite internazionali sulla carne suina. “In una provincia come la nostra, dove la zootecnia è trainante, è logico che vi sia molta apprensione”, commenta il presidente Mantovani.
In uno scenario più ampio che vede l’Unione europea orientata a incrementare la produttività, sostenere i processi di digitalizzazione e favorire il ricambio generazionale accanto al rafforzamento della sostenibilità, “siamo di fronte a incognite che devono essere attentamente valutate, a partire dal futuro della Politica agricola comune e dagli accordi internazionali che meritano necessari approfondimenti, onde evitare di inserire ulteriori elementi di incertezza sul fronte dei mercati”, dichiara il presidente di Coldiretti Mantova.
Il lattiero caseario. “Lo scorso anno l’incremento della produzione di latte in Unione europea, con l’accelerazione delle consegne negli ultimi mesi ha messo sotto pressione il prezzo del latte – commenta Gabriele Gorni Silvestrini, produttore di Rodigo e componente del cda del Consorzio del Grana Padano -. La missione principale per i prossimi mesi sarà quella di riportare in equilibrio la produzione di latte e di Grana Padano e i consumi, che nelle ultime settimane, grazie al ridimensionamento dei listini (a novembre nel retail i prezzi hanno registrato anche una flessione del 10%), hanno segnato un trend positivo (si parla di rimbalzi sempre a novembre del +7%, secondo i dati consortili)”.
Da valutare anche il tema dell’alleggerimento della mandria bovina da latte. “Ci ritroviamo in una situazione per alcuni elementi simile alla grande crisi del latte vissuta nel 2016, dopo la fine delle quote latte e il boom produttivo – prosegue Gorni Silvestrini -. Se vogliamo percorrere la strada della risalita dei prezzi dovremo ridimensionare le consegne e avviare politiche ancora più forti di penetrazione dei mercati internazionali e del mercato interno, sapendo che l’abbassamento del prezzo del latte può aprire alla concorrenza dei formaggi generici a pasta dura”.
Carne suina e prosciutti Dop. “È complicato ad oggi riuscire a fare previsioni – analizza Thomas Ronconi, allevatore di Coldiretti Mantova e presidente di Anas, l’Associazione nazionale allevatori suini -. Sicuramente in termini di quotazioni dei maiali i listini nel 2025 hanno tracciato una parabola discendente di oltre 7 punti percentuali e partiamo in questi giorni con valori decisamente più bassi rispetto allo scorso gennaio: siamo intorno a 1,75 euro al chilogrammo per i suini destinati al circuito tutelato contro i 2 euro di un anno fa”.
A pesare è indubbiamente il quadro internazionale, con la Spagna, primo produttore europeo, alle prese con la Peste suina africana, il rallentamento delle esportazioni verso la Cina a causa dei dazi di Pechino e molti paesi terzi che hanno chiuso le frontiere alla carne suina iberica. “Le produzioni spagnole rischiano di esercitare una pressione eccessiva sul mercato comunitario e su quello italiano, facendo scendere ulteriormente le mercuriali – teme Ronconi -. Probabilmente si tratterà non di un crollo, ma solamente di un ritocco dei prezzi verso il basso, ma si tratta di ulteriori incognite per il segmento produttivo”.
Positiva, almeno in proiezione, il ritorno della filiera del Prosciutto di Parma alla sigillatura di nuovi pezzi, con prezzi più dolci per gli stagionatori, “un risveglio produttivo che da un lato garantisce maggiore marginalità ai prosciuttai e dall’altro assicura una più ampia disponibilità di risorse da investire in marketing da parte del Consorzio di tutela”.
Carne bovina. “Il 2026 si è aperto con una prima quotazione di mercato positiva per la valorizzazione dei bovini da carne, un segnale incoraggiante per il comparto – afferma Massimiliano Ruggenenti, presidente del Consorzio lombardo produttori di carne bovina -. L’auspicio è che nel corso dell’anno si possa giungere a una determinazione dei prezzi più equa, basata su dati oggettivi relativi alla domanda, all’offerta e ai costi di produzione”. Il 2026, grazie anche al disegno di legge “Coltivaitalia”, dovrebbe per Ruggenenti “rafforzare il percorso di produzione interna di vitelli da carne, incrementando i tassi di autoapprovvigionamento e riducendo parallelamente la dipendenza dalla Francia per i ristalli, così da promuovere una filiera interamente italiana a maggiore valore aggiunto, sfruttando l’alleanza fra allevatori da latte e da carne”.
Cereali e pomodoro. Sul fronte dei cereali autunno vernini sembra esserci un ritorno di fiamma verso l’orzo, una delle grandi risorse per l’alimentazione zootecnica. “Più di un agricoltore sta pensando di seminare ancora in questi giorni dell’orzo, alla luce di una richiesta incoraggiante e di un calendario che ancora lo permetterebbe”, dice Fabio Perini, cerealicoltore e presidente di Coldiretti Castellucchio.
Se le previsioni di semina del mais dovrebbero tenere, anche per una destinazione verso gli allevamenti, per la soia Perini parla di “una campagna fredda”. “Se il rinvio del regolamento che vieta l’introduzione nel mercato Ue di materie prime connesse con la deforestazione ha indubbiamente dato respiro al comparto zootecnico – dice Perini – dall’altro lato ha innescato un rally di mercato che sta frenando le prospettive per i coltivatori del nostro comprensorio”.
Il 2026 potrebbe registrare un’accelerazione delle superfici coltivate a pomodoro, coltura che vede Mantova primeggiare in Lombardia per ettari. Un aumento delle estensioni, però - invita Coldiretti Mantova a valutare – potrebbe ripercuotersi sui prezzi e raffreddarli al punto da rendere meno conveniente orientarsi su un prodotto sensibile alle variazioni climatiche.
Pere e mele. “Le vendite di prodotti ortofrutticoli nei mesi di novembre e dicembre sono state rallentate e, per i prossimi mesi, siamo di fronte a trend non sempre semplici da invertire, nonostante l’alta qualità delle produzioni – interviene Pier Paolo Morselli, agronomo e presidente di Corma, la più grande cooperativa ortofrutticola del Basso mantovano -. Per il 2026 sarà necessario rafforzare le esportazioni, magari attraverso campagne mirate e nuove strategie di mercato”.
Fra le grandi incognite i cambiamenti climatici restano fra le priorità. “È il momento di condividere insieme alle istituzioni politiche di difesa attiva e favorire l’adozione di macchine e mezzi per contrastare i fenomeni di gelo-brina – commenta Morselli -. Anche la ricerca contro attacchi fito-patologici dovrebbe accelerare per difendere le produzioni locali”. A preoccupare anche l’incognita del Mercosur. “È vero che la concorrenza dell’America Latina si verificherebbe in un calendario rovesciato rispetto all’Emisfero Nord, ma senza la previsione della reciprocità per i nostri agricoltori sarebbe comunque difficile per molti prodotti agricoli”, attacca Morselli.