Il mercato soffre listini in calo e costi di produzione elevati. Frenano i secondi raccolti
L’annata 2023 per il frumento e l’orzo in provincia di Mantova sarà ricordata come altalenante per quantità e qualità, con rese in campo variabili e raccolti a macchia di leopardo. Un mix che non sembra destinato a regalare grandi soddisfazioni ai cerealicoltori, puntualizza Coldiretti Mantova in questa prima fase di trebbiatura dei grani, soprattutto se sommato ai prezzi di mercato che si collocano su valori inferiori anche del 30-35% rispetto all’annata scorsa. Il 2022, però, appare come un’anomalia, visto che si susseguirono diversi record per le fiammate dei listini, spinti in alto da speculazioni e scenari internazionali particolarmente tesi in seguito al conflitto russo-ucraino.
Anche la stagione dei secondi raccolti, un anno fa fortemente frenati dalla siccità e dalla crisi idrica, sembra trascinarsi in maniera claudicante. E anche in questo caso, rileva Coldiretti Mantova, ad azzoppare lo sprint nei campi sono le quotazioni non entusiasmanti della soia, eletta di fatto regina delle seconde semine, in particolare dopo l’orzo. D’altronde, con quotazioni intorno ai 480 euro alla tonnellata, sembrano fantascientifici i livelli di 700 euro alla tonnellata raggiunti nell’aprile del 2022. Siamo su valori oggi inferiori di oltre il 25%, mentre i costi di produzioni, che pure hanno rallentato rispetto a un anno fa, non sono retrocessi ai livelli pre-Covid.
“Finora ho raccolto solo il grano duro, ma la resa la definirei oggettivamente come drammatica – confessa Fausto Turina, agricoltore di Sustinente con 140 ettari a cereali fra le province di Mantova e Verona -. Abbiamo totalizzato sui 45 quintali ad ettaro, con un peso specifico molto basso, tanto che il prodotto prenderà la via dei circuiti zootecnici”. Tradotto in termini concreti, significa prezzi ancora più bassi per i produttori che non consegneranno all’industria molitoria per una qualità insufficiente. “Questo significa in alcuni casi non coprire le spese sostenute per portare a compimento la produzione di cereali autunno-vernini”, dice Turina.
Per compensare il calo di plv Turina su alcuni appezzamenti ha puntato al secondo raccolto. “Sto finendo di seminare la soia dopo il grano da foraggio – prosegue – ma se i prezzi dei cereali si manterranno di scarsa soddisfazione come in questa stagione cercherò delle alternative, fra le quali una potrebbe essere la barbabietola da seme”.
La conferma di un mercato che annaspa arriva anche da Fabio Perini, presidente di Coldiretti Ospitaletto e cooperatore, che parla di “una situazione in alcuni casi molto complessa, con le produzioni di orzo soddisfacenti solo laddove la pioggia o le irrigazioni hanno spinto rese e qualità, ma sostanzialmente gli stress subiti per gli eventi meteo-climatici stanno pesando sugli esiti finali”.
Anche la spinta verso i secondi raccolti sembra essersi ridimensionata. “Chi ha raccolto l’orzo a inizio giugno ha proseguito le lavorazioni per seminare la soia, mentre oggi non c’è più questa corsa, anche perché chi semina deve prevedere almeno 3-4 irrigazioni, che incidono sui costi – spiega Perini – e i listini non ammettono errori, imprevisti o costi eccessivi”.
Massimo Marcolini, cerealicoltore di Casatico, ha superato i 63 quintali per ettaro di orzo. Ma dipende dalle zone. Giovanni Gorni, produttore di Rivarolo Mantovano, fissa la forbice in campo fra i 48 e i 60 quintali per ettaro dell’orzo, mentre per il grano duro “la qualità è buona, mentre le quantità si aggirano poco sopra i 60 quintali, mentre una buona media da noi si spinge sui 70 quintali”.
Il mercato è, invece, congelato. “Gli stoccaggi sono pieni, ma con quotazioni a 240 euro alla tonnellata quando va bene, nessuno vende e non lo faremo nemmeno noi”, chiosa Luca Iori di Sustinente, da due giorni in fase di trebbiatura del frumento con risultati che superano i 72 quintali per ettaro.
L’allerta per mercuriali incerte, pressate nelle prossime settimane dai raccolti mondiali e dalle rotte che dall’Ucraina arrivano in Ue con effetti negativi sui prezzi, agita i cerealicoltori non solo dell’Europa Orientale, ma anche a Mantova.
I numeri. In provincia di Mantova, ricorda Coldiretti Mantova, si coltivano intorno ai 22mila ettari di frumento tenero, 11mila ettari di frumento duro e quasi 6mila ettari di orzo, con superfici in crescita nell’ordine del 9-11 per cento rispetto al 2022, quando vennero coltivati 35mila ettari con una resa complessiva di oltre 1.900.000 quintali fra grano tenero, grano duro e orzo.